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giovedì 2 giugno 2016

Cinquanta sfumature di Agile

Nel dibattito contemporaneo sul lavoro digitale, le metodologie Agile vengono spesso presentate come un insieme di pratiche tecniche, quasi neutre, da applicare più o meno fedelmente a seconda dei vincoli organizzativi. Eppure, dietro l’affermazione ricorrente «noi non facciamo Agile da manuale» si nasconde qualcosa di più profondo di una semplice deviazione procedurale: emerge un disagio simbolico, una tensione tra ciò che le organizzazioni dichiarano di essere e ciò che effettivamente fanno, tra ideali proclamati e pratiche quotidiane.

Questo testo parte da una domanda apparentemente banale ma sociologicamente rilevante: esiste davvero un “Agile da manuale”? E, soprattutto, su quali presupposti teorici – psicologici, organizzativi e morali – si fondano i modelli agili così come vengono adottati nel mondo del lavoro reale? L’ipotesi di fondo è che l’Agile non possa essere compreso né valutato esclusivamente come metodo di sviluppo software, ma vada analizzato come una vera e propria teoria di progettazione del lavoro, inscritta in un contesto economico e culturale segnato dall’utilitarismo, dalla ricerca del profitto a breve termine e da profonde trasformazioni della funzione psicologica del lavoro.

Attraverso il contributo della psicologia del lavoro e della sociologia delle organizzazioni, il testo propone una lettura critica dell’Agile: non per negarne il valore, ma per metterne in luce le ambiguità, i paradossi e le contraddizioni tra “teorie sposate” e “teorie in uso”. In questo senso, l’Agile diventa una lente privilegiata per osservare dinamiche più ampie: la motivazione dei lavoratori, la fragilizzazione soggettiva, la responsabilizzazione senza potere, e la progressiva erosione dei legami cooperativi nei contesti ad alta competitività. Non un atto d’accusa, dunque, ma un tentativo di comprendere perché, così spesso, l’Agile promesso non coincida con l’Agile vissuto.

Modelli a processo agile

Roger S. Pressman, nel libro Principi di Ingegneria del Software, descrive diversi modelli a processo agile:
  • Extreme Programming;
  • Sviluppo di Software Adattativo (ASD, Adaptive Software Development);
  • Dynamic Systems Development Method;
  • Scrum;
  • Crystal;
  • Feature Driven Development;
  • Agile Modeling.
Di solito, nessuno di questi approcci viene applicato alla lettera.

I metodi Agile come teorie di progettazione del lavoro

Le teorie di progettazione del lavoro sono un ambito di studio all’interno della psicologia del lavoro. Tale studio è finalizzato al raggiungimento degli obiettivi aziendali e alla riduzione dei problemi dei lavoratori.
In tale ambito di studio, nel 1976, Richard Hackman e Greg Oldham hanno proposto un modello, detto “Job characteristic theory”, secondo il quale, se il lavoratore ha delle capacità ampie e fa cose diverse, ha dei compiti assegnati unicamente a lui dei quali conosce l'importanza, può svolgerli in autonomia e conoscerne l'esito; allora il lavoratore sarà più motivato e soddisfatto, farà un lavoro di maggiore qualità e tenderà ad essere meno assente ed a dimettersi di meno.
Analizziamo punto per punto quello che la Job characteristic theory dice dell’Agile:
  • varietà delle abilità: questa caratteristica viene migliorata con l'agile e con il principio secondo il quale tutti devono essere in grado di fare tutto;
  • identificazione con i compiti: dipende dai responsabili, in alcuni casi è possibile con l'agile, in altri no;
  • conoscenza del significato dei compiti: il principio della comunicazione stretta e del coinvolgimento del cliente favoriscono questa conoscenza;
  • retroazione: avere dei cicli di sviluppo di breve durata permette di sapere come stanno andando le cose, quali funzionano e quali no.
Quindi, se si opera anche per garantire l'identificazione tra il lavoratore ed il compito, cosa su cui l'agile non si pronuncia, l'agile favorisce la motivazione dei lavoratori.

Il profitto a breve termine e il primum vivere

Primum vivere deinde philosophari è una frase latina che significa letteralmente prima vivere, poi filosofare. Incoraggia quindi un approccio utilitarista alla vita.
Sul profitto a breve termine e sul primum vivere si è espresso Francesco Novara (psicologo del lavoro presso Olivetti) dicendo che se un lavoratore è precario e sa che la sua permanenza nell’azienda sarà di tre mesi, farà onestamente il compito assegnatogli, ma non svilupperà le conoscenze necessarie al miglioramento del suo lavoro.
La ricerca del profitto a breve termine è contraria all’investimento, che non è solo di tipo economico, l’investimento è anche di tipo psicologico, ad esempio l’energia che un programmatore potrebbe investire per approfondire le proprie conoscenze di un determinato ambito.

La funzione psicologica del lavoro

Stiamo passando da delle modalità lavorative nelle quali l’iniziativa soggettiva non trovava nessuno spazio; a dei contesti nei quali questa iniziativa è necessaria ogni giorno. Ai lavoratori viene richiesta questa attivazione per conciliare quello che non è conciliabile: regolarità, velocità, qualità, sicurezza. Questi conflitti, tra criteri ed obiettivi che non possono essere realizzati simultaneamente, vengono interiorizzati e comportano nuove dissociazioni, che possono portare alla schizofrenia.
La schizofrenia è quando una persona non riesce più a percepire la differenza tra sé ed il mondo esterno e confonde i propri eventi mentali con quelli del mondo esterno.
Si ha quindi una attività lavorativa nella quale i lavoratori sono chiamati ad assumersi le proprie responsabilità, senza avere il potere di agire.

L’utilitarismo

L’utilitarismo nasce in Inghilterra a seguito del positivismo francese. Mentre il positivismo francese promuoveva l’emancipazione dei popoli, l’utilitarismo propone di andare verso il massimo piacere possibile per tutti e tende ad identificare le azioni utili con quelle azioni che aumentano il piacere del maggior numero di persone. L’obiettivo utilitario viene spesso identificato con il massimo prodotto generato.
Gli approcci Agile sono di tipo utilitario, perché da molta importanza al prodotto finale ed ai desideri del cliente, infatti all’inizio del Manifesto Agile, c’è scritto:
La nostra massima priorità è soddisfare il cliente rilasciando software di valore, fin da subito e in maniera continua.

Il paradosso di Easterlin

Il paradosso afferma che non esiste una correlazione significativa e robusta tra reddito e felicità soggettiva. Ecco la spiegazione del paradosso:
La principale spiegazione economica al «paradosso della felicità» è stata avanzata dall’economista americano Robert Frank e dall’inglese Richard Layard, i quali si soffermano sui meccanismi di competizione e di rivalità. Queste teorie affermano che il benessere che traggo dal mio reddito o consumo dipende soprattutto dal confronto tra il mio reddito e quello degli altri con cui mi confronto o competo. Il benessere che mi deriva dall’acquistare un’auto nuova, ad esempio, può essere inferiore se vedo il mio vicino acquistarne una più bella e più grande. Il «consumo vistoso» può generare una sorta di competizione posizionale, nella quale si è sempre impegnati a superare gli altri, o quantomeno a stare al loro passo. La competizione posizionale spiegherebbe perché all’aumentare del reddito la felicità non aumenta di pari passo: se insieme al mio reddito aumenta anche il reddito del vicino, allora sono punto e a capo.
Riassumendo: l’Agile si giustifica all’interno di un approccio utilitarista, ma l’utilitarismo stesso non è in grado di garantire la felicità agli individui. Quindi l’Agile non è in grado di garantire la felicità degli individui.

Teorie sposate e teorie usate

Le parole che usiamo per indicare quello che noi facciamo, o meglio, vogliamo far credere agli altri che facciamo, è la teoria sposata.
Quando viene chiesto a qualcuno come si comporterebbe in una certa circostanza, la risposta che viene data di solito è la sua teoria d’azione sposata per quella situazione. Questa è la teoria d’azione che crea obbedienza e che, su richiesta, viene comunicata agli altri. Comunque, la teoria che governa le sue vere azioni è la teoria in uso. (Argyris e Schön 1974: 6-7)
Fare questa distinzione ci permette di porci delle domande su quanto ogni comportamento corrisponda alla teoria sposata; e se le emozioni interne vengano espresse mediante le azioni. In altre parole, c’è congruenza tra le due?
Il libro “Inner Contradictions of Rigorous Research” di Argyris cerca di aumentare la congruenza tra le teorie in uso e le teorie sposate. Ad esempio, spiegare le nostre azioni ad un collega può far emergere una parte di teoria conveniente. Ad esempio, possiamo spiegare la nostra uscita improvvisa dall’ufficio dicendo che c’è stato un problema legato ad un cliente, mentre nella teoria in uso, il vero motivo per il quale siamo usciti dall’ufficio era che eravamo annoiati dalla burocrazia o dalla riunione e che una uscita da questa situazione avrebbe giovato.
Sembra che l’Agile sia una teoria sposata, mentre in realtà, le stesse persone che promuovono l’Agile, ragionano in un approccio a cascata.

I lavoratori inadeguati e fragili

Yves Clot, psicologo al Conservatoire des art et métiers di Parigi, dichiara:
Non sono i lavoratori a essere troppo “inadeguati”, fragili, da “curare”. È il lavoro e il modo in cui è organizzato che vanno curati. Un modo gretto, meschino che spinge un numero sempre crescente di colletti bianchi a sopportare un lavoro ni fait ni à faire. Molta capacità, molta voglia d'impegnarsi viene dispersa, le risorse psicologiche e sociali dei salariati vengono buttate via, le loro energie perdute all'interno di un'organizzazione che non sa cosa farsene.
Questo esempio mostra nuovamente come, spesso, le colpe dell’organizzazione vengano scaricate sui dipendenti, creando un contesto nel quale risulta difficile innovare e sperimentare nuovi metodi. Quindi, per permettere il miglioramento continuo, è necessario contrastare queste tendenze negative.

Primo Levi e la spasmodica corsa alla competitività

Riporto un brano estratto da “Etica della cura. Riflessioni e testimonianze su nuove prospettive di relazione” di Virginio Colmegna:
In questa situazione la medicina riproduce i rapporti di produzione del lavoro industriale in cui Marx vedeva il pericolo dell'alienazione dell’uomo.
Nel suo libro Souffrance en France lo psicologo del lavoro Christophe Dejours traccia un quadro della pressione esercitata oggi sui rapporti nel mondo del lavoro in nome di quella spasmodica corsa alla competitività che l'economia neoliberista ha fatto prevalere come legge universale delle relazioni umane.
Gli individui vengono indotti a spezzare ogni legame cooperativo fra di loro, riproducendo quella stessa «banalità del male» che Hannah Arendt riconobbe e descrisse all'opera nella terribile macchina dello sterminio nazista. I carnefici dei fratelli non sono mostri o pervertiti patologici, ma sono in tutto e per tutto «brave persone», a volte addirittura i migliori. Essi vengono però addestrati a sopire ogni reazione alla vista della sofferenza altrui, spesso aiutati da richiami a forti odori, se non più etici e altisonanti (la purezza della razza) almeno di tipo aziendale. E sono inoltre continuamente sospinti da un lato dalla paura di perdere la propria posizione, economica e sociale, dall'altra di non mostrare il coraggio richiesto qualora non fossero abbastanza pronti a realizzare quella selezione naturale, che trova un appoggio teorico nell'adattamento della teoria darwiniana, e che Primo Levi, uno dei pochi rimasti a raccontarla, descrive come il meccanismo di Selektja che continuamente veniva operata nei campi di sterminio.
Con sommo sconforto Dejours osserva che l'odierna banalità del male pervade ormai tutto l’ambiente lavorativo, e che timi vengono resi abbastanza adatti a essere di volta in volta carnefici implacabili e poi vittime rassegnate.
Questa situazione è esattamente il contrario di quanto è necessario per creare un ambiente lavorativo sereno.

Conclusioni

Le difficoltà riscontrate nell’adozione delle metodologie agili non possono essere comprese né risolte limitandosi al piano tecnico o procedurale. Esse affondano le proprie radici nelle dinamiche psicologiche e sociologiche che strutturano le organizzazioni del lavoro: nei rapporti di potere, nei sistemi di incentivi, nelle forme di controllo e nelle rappresentazioni simboliche del ruolo del lavoratore. In questo contesto, l’Agile rischia di rimanere una teoria “sposata”, evocata nel discorso ufficiale, ma sistematicamente contraddetta da pratiche organizzative che continuano a riprodurre logiche gerarchiche, utilitaristiche e di breve periodo.

Una trasformazione autentica non può consistere in una semplice applicazione “più corretta” dei framework agili, né in una rimozione totale della cultura organizzativa preesistente, operazione peraltro irrealistica. Al contrario, è necessario riconoscere l’inevitabile tensione tra modelli dichiarati e modelli effettivamente praticati, lavorando consapevolmente su un compromesso che tenga conto della storia dell’organizzazione, dei suoi vincoli economici e, soprattutto, della funzione psicologica del lavoro per chi lo svolge.

Solo affrontando esplicitamente queste contraddizioni, anziché attribuirne il fallimento a presunte inadeguatezze individuali, diventa possibile creare le condizioni per un miglioramento continuo reale, nel quale l’Agile non sia uno slogan legittimante, ma uno strumento al servizio di un lavoro più sensato, cooperativo e umanamente sostenibile.


Bibliografia

  • I principi sottostanti al Manifesto Agile
  • Yves Clot, “La funzione psicologica del lavoro”
  • Dominique Méda “Società senza lavoro. Per una nuova filosofia dell'occupazione”
  • Argentero, Cortese, Piccardo, “Psicologia del lavoro”
  • Argyris, C., Schön, D.A. 1974. “Theory in Practice: Increasing Professional Effectiveness.” San Francisco: Jossey-Bass.
  • Christophe Dejours, “L’ingranaggio siamo noi”, Mannucci Editore, 2000

mercoledì 8 aprile 2015

Agile dal punto di vista della psicologia e della sociologia

Lo sviluppo agile del software propone un modo di gestire le fasi dello sviluppo del software e le persone coinvolte. Sulla gestione strettamente tecnica ci sono diversi ottimi libri. Ciò che mi interessa maggiormente è la parte riguardante l'organizzazione del lavoro delle persone e vedere se tale parte è coerente con le teorie sul lavoro che sono state elaborate dai psicologi e dai sociologi.
Da un punto di vista psicologico, si può dire che l'agile sia una work design theory, un tipo di teoria delle quali esistono diversi esempi.

Agile e l'organizzazione del lavoro

Agile incoraggia la comunicazione stretta dei membri del team di lavoro ed il coinvolgimento del cliente in molte fasi della progettazione e dello sviluppo.
Inoltre, avere dei cicli di sviluppo brevi permette di conoscere a scadenze fissate l'esito delle attività intraprese. Si ha anche un principio di auto-organizzazione dei gruppi di sviluppo, che permette a chi fa parte dei gruppi di avere un'alta autonomia.

Teoria delle caratteristiche del lavoro

Nel 1976, Richard Hackman e Greg Oldham hanno proposto un modello secondo il quale, se il lavoratore ha delle capacità ampie e fa cose diverse, ha dei compiti assegnati unicamente a lui dei quali conosce l'importanza, può svolgerli in autonomia e conoscerne l'esito; allora il lavoratore sarà più motivato e soddisfatto, farà un lavoro di maggiore qualità e tenderà ad essere meno assente ed a dimettersi di meno.
Schema riassuntivo della teoria

Nel 2007 è stata prodotta una forma più elaborata di questa teoria, però per semplicità è meglio usare la versione classica.

Cosa dice la teoria sull'agile?

Analizziamo punto per punto:
  • varietà delle abilità: questa caratteristica viene migliorata con l'agile e con il principio secondo il quale tutti devono essere in grado di fare tutto;
  • identificazione con i compiti: dipende dai responsabili, in alcuni casi è possibile con l'agile, in altri no;
  • conoscenza del significato dei compiti: il principio della comunicazione stretta e del coinvolgimento del cliente favoriscono questa conoscenza;
  • retroazione: avere dei cicli di sviluppo di breve durata permette di sapere come stanno andando le cose, quali funzionano e quali no.
Quindi, se si opera anche per garantire l'identificazione tra il lavoratore ed il compito, cosa su cui l'agile non si pronuncia, l'agile favorisce la motivazione dei lavoratori.

Il circolo vizioso e la comunità di pratica

Gabriele Lana ha descritto un circolo vizioso all'interno del quale i programmatori rimangono:
  1. i programmatori occupano la posizione più bassa all'interno della piramide aziendale;
  2. per tale motivo, il loro lavoro costa poco e non c'è una significativa differenza tra le qualità professionali di un programmatore e quelle di un altro;
  3. per un programmatore, provare a migliorare le proprie capacità è inutile, in quanto anche migliorando le proprie conoscenze la situazione non cambia;
  4. ciò porta ad una situazione nella quale le capacità dei programmatori sono mediocri.
Secondo il creatore dello schema, la soluzione sarebbe a partire dall'etica. Ogni programmatore dovrebbe decidere di migliorare le proprie conoscenze e competenze lavorative non per un premio economico, ma perché si sente la responsabilità di ciò che fa.
Probabilmente il tipo di comunità che ha in mente Gabriele Lana è la comunità di pratica, cioè quel tipo di comunità nelle quali si collabora, si condivide la conoscenza e si ha come obiettivo il miglioramento del sapere collettivo.
Come è possibile che ci sia un circolo vizioso di questo tipo quando si sa come fare in modo che i programmatori svolgano un lavoro di alta qualità?
Si può migliorare l'approccio agile in modo che contribuisca alla creazione di una comunità di pratica all'interno delle aziende?

La teoria del processo lavorativo

Nel 1974 Harry Braverman ha pubblicato un libro nel quale effettua una analisi del peggioramento della condizione dei lavoratori. Stava accadendo che i lavoratori specializzati venivano costretti a svolgere compiti che richiedevano sempre meno abilità, creando di fatto un demansionamento ed costringendo i lavoratori ad accettare uno stipendio più basso di quello che avevano avuto finora. Tale processo viene anche descritto come deskilling.
La teoria originata da questo libro prende il nome di Labour Process Theory.
Vi ricorda qualcosa?
A me sembra che la stessa cosa sia avvenuta con i programmatori negli ultimi 20 anni.

Conclusioni

Abbiamo visto le teorie psicologiche e sociologiche sono in grado di spiegare come l'agile possa rendere più motivati e produttivi i lavoratori. Il problema è che questi lavoratori motivati e produttivi potrebbero chiedere degli stipendi più alti. La soluzione che viene adottata è piuttosto quella di far svolgere ai lavoratori delle attività molto più semplici di quelle che loro sono in grado di svolgere, per pagarli di meno.

sabato 3 maggio 2014

Riuso delle idee, programmazione ed etica


Che cosa intendo per riuso delle idee? Beh, è una specie di riuso del codice! Il riuso del codice è un concetto molto importante della programmazione modulare, perché ci permette di non riscrivere lo stesso codice più di una volta e di testare con maggiore enfasi le parti di codice che vengono richiamate più spesso. In modo analogo, il riuso delle idee ci dà la possibilità di usare nuovamente delle idee che sono state proposte e discusse anche secoli fa. Ma come fanno delle idee così antiche ad essere rilevanti oggi, vi chiederete. Continuate a leggere e lo scoprirete.
All'Agile Day 2011 Gabriele Lana ha fatto una presentazione molto interessante per diversi motivi. 



La professione dello sviluppatore - Gabriele Lana - Agile Day 2011 Roma from GrUSP on Vimeo.





All'inizio parla del fatto che i programmatori si vergognano di ammettere di essere programmatori.
Prosegue dicendo che l'agile funziona se le persone presenti all'interno del team sono etiche e tecnicamente abili, ma non se la squadra non è composta da persone competenti.
Poi ha cominciato a parlare degli anni 1990 come il medio evo dello sviluppo software in quanto è stata creata una industria formata da aziende di tipo piramidale nelle quali la condizione più bassa e svantaggiata, quella che veniva ricoperta dai servi della gleba, viene occupata dai programmatori.
Successivamente viene introdotto un modello degenerativo auto-alimentante, fatto in quattro passi:
  1. l'attività svolta dal programmatore deve essere una commodity, che secondo la definizione Treccani è una «Sostanza ottenuta industrialmente in grande quantità (prodotto di massa), e in genere a basso costo, che costituisce la base per la produzione di molte altre sostanze.»
  2. da ciò consegue il fatto che l'attività del programmatore debba essere di qualità mediocre, cosa che è sbagliata, perché i mediocri dovrebbero essere i computer
  3. di conseguenza, per una persona che svolge il mestiere del programmatore, sarà inutile cercare di migliorare le proprie capacità
  4. e quindi il lavoro di questa classe sociale sarà sempre a basso prezzo e sostituibile
Ora cercherò di fare il primo riuso di idee. Nella teoria marxiana del valore:

Marx nota inoltre come il lavoro alienato dai lavoratori possa essere reso sociale solo annullandone le particolarità concrete ed utili e riducendolo a lavoro generico, qualitativamente identico, i cui prodotti sono proprio per questo equivalenti e quantitativamente comparabili. Nella società capitalista, in cui il dominio degli sfruttatori sugli sfruttati non avviene in virtù di arbitrio o prescrizioni legislative, morali o religiose, i rapporti sociali tra gli individui assumono così l’apparenza di rapporti tra cose poiché mediati dai rapporti di scambio, cioè da un meccanismo impersonale dominato dai prodotti del lavoro. Tali prodotti, vere e proprie "cristallizzazioni" di lavoro astratto, realizzano il proprio prezzo scambiandosi contro denaro.
A mio avviso, questo estratto da Wikipedia, che riassume parte del pensiero di Karl Marx scritto ne Il Capitale nell'anno 1870, è simile a quello che Gabriele Lana ci ha raccontato nel 2011. Perché questa somiglianza dovrebbe essere significativa, se nel 1870 non esistevano né computer né tantomeno i programmatori? Perché il pensiero di Marx è l'equivalente di codice che sta in produzione da 140 anni: diversi filosofi l'hanno analizzato e ne hanno evidenziato i punti di forza e di debolezza. Da sottolineare che sia Marx che Lana si rendono conto che la situazione attuale sia dovuta alla mancanza di etica e di morale.

Nella sua presentazione, Lana spiega un concetto da lui formulato con questa tautologia: «Software developers are needed for software development … no one else is … ». Con questo vuole dire che lo sviluppatore software è l'unica figura assolutamente indispensabile nel processo di realizzazione dei Understanding the professional programmer di Gerald M Weimberg:
programmi. Cita un passo dell'opera:

Programming a computer does require intelligence. Indeed, it requires so much intelligence that nobody really does it very well. Sure, some programmers are better than others, but we all bump and crash around like overgrown infants. Why? Because programming is by far the hardest intellectual task that human beings have tried to do. Ever.
Il passo citato sembra affermare che l'attività del programmatore sia il compito intellettuale più complicato che possa essere fatto.

La soluzione che Lana propone è quella di aderire ad una etica professionale. Vengono esposti i principi seguenti:
  • prendersi la responsabilità di ciò che si sta facendo, in particolare del codice che viene scritto
  • essere orgogliosi del proprio lavoro
  • continuare a migliorare le proprie competenze, attraverso la pratica, a prescindere dal fatto che nel modello degenerativo di cui sopra
  • imparare a comunicare in modo efficace
  • essere maestro di qualcuno
  • essere allievo di qualcuno
  • partecipare alle comunità di programmatori
  • non partecipare ad attività che sono contrarie alle proprie convinzioni etiche
  • prendersi buona cura del proprio corpo

A proposito di etica, uno dei filosofi che l'ha analizzata maggiormente è :
Immanuel Kant. Secondo Tale filosofo ogni persona deve essere contemporaneamente legislatore e giudice di sé. Questo implica che un individuo può scegliere degli imperativi categorici per il proprio comportamento, ma li può applicare solamente a sé stesso, non ad una terza persona.
Kant distingue fra massime e imperativi. Le massime sono prescrizioni di carattere puramente soggettivo (es. vendicarsi delle offese subite), invece gli imperativi sono prescrizioni di carattere oggettivo. Gli imperativi a loro volta si suddividono in imperativi ipotetici e in imperativi categorici. I primi si presentano nella forma "se... allora": possono essere regole dell'abilità (se vuoi essere un bravo medico devi...) o consigli della prudenza (se vuoi raggiungere il benessere devi...).
A me sembra che i principi proposti da Lana siano degli imperativi categorici. Egli ha scelto quei principi etici per se stesso e ha chiarito il fatto che lui non ama né i comitati etici, né il dover dire a qualcun altro il modo in cui questo si debba comportare.

Un altro modo che Lana presenta per modificare il modello degenerativo è quello di non essere un eroe. Non essere un eroe nel senso di non essere la persona che fa sforzi disumani per tenere insieme una attività che altrimenti fallirebbe, rischiando di compromettere la propria salute. In cambio di questi sforzi enormi lo sviluppatore riceve il riconoscimento sociale e l'ammirazione dei suoi pari. Perché questo sistema funziona? Ce lo spiega Elton George Mayo:
  • L’uomo è fondamentalmente motivato da bisogni di natura sociale, ed ottiene dal rapporto con gli altri il suo senso di identità
  • In conseguenza della rivoluzione industriale e dell’organizzazione scientifica del lavoro, il lavoro stesso è privo di significato intrinseco, il quale va ricercato nei rapporti sociali che si formano sul lavoro
  • Il lavoratore è più influenzato dalla forza sociale del gruppo che da incentivi e controlli della Direzione
  • Il lavoratore risponde alla Direzione nella misura in cui essa ne rispetta i bisogni sociali.

A me questa situazione, più che gli eroi, ricorda la leggenda di Sisifo, ritenuto
essere fondatore e primo re di Corinto. Sisifo rivela al dio fluviale Asopo il fatto che Zeus avesse rapito la sua figlia. In cambio Asopo creò una sorgente perenne d'acqua a Corinto che prima aveva problemi a reperirne. Zeus mandò Tanato, l'impersonificazione stessa della morte a catturare Sisifo, ma egli riuscì a far ubriacare e a legare Tanato. Da ciò conseguì il fatto che la morte scomparve dalla Terra e nelle battaglie nessuno moriva.
Per punire Sisifo Zeus decise che Sisifo avrebbe dovuto spingere un masso dalla base alla cima di un monte. Tuttavia, ogni volta che Sisifo raggiungeva la cima, il masso rotolava nuovamente alla base del monte. Ogni volta, e per l'eternità, Sisifo avrebbe dovuto ricominciare da capo la sua scalata senza mai riuscirci.

Io penso che diversi programmatori siano consapevoli del proprio valore, ma sfruttano il proprio valore, e quindi anche il proprio potere contrattuale per lavorare il meno possibile e non fare tutte quelle attività che sono difficili e rischiose. E quindi ciò che avviene è che le attività più potenzialmente problematiche vengono assegnate alle persone che potenzialmente hanno la minore capacità di risolverle, perché queste persone hanno meno potere contrattuale.

Penso anche che se gli operai sono riusciti attraverso gli scioperi ad ottenere maggiori diritti, possano riuscirci anche gli sviluppatori, ma prima di arrivare a ciò è necessario che i programmatori più esperti si sacrifichino per i meno esperti, organizzando manifestazioni, scioperi, occupazioni. Ciò è il contrario della situazione attuale, nella quale i programmatori più esperti approfittano dei propri vantaggi per far fare la maggior parte del lavoro ai meno esperti.